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Itinerari lorenesi in Toscana

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Itinerario 8
FIRENZE-VOLTERRA (VIA VOLTERRANA)


La via Volterrana, una delle più importanti, lunghe e antiche strade della Provincia fiorentina, si protende nella Valdipesa e Valdelsa, sullo sfondo di uno dei paesaggi più caratteristici della Toscana, che racchiude ancora oggi quanto più c’è di tipico nel dolce paesaggio collinare toscano.
Già nell’Ottocento rappresentava il cuore della Toscana mezzadrile, con la sua campagna, dai campi allineati l’uno all’altro, e i filari di viti, olivi e altri alberi, a fare come da ornamento. Un paesaggio – dove si insediano i centri di Montespertoli, Castelfiorentino, Gambassi, Montaione – fortemente “umanizzato” e segnato decisamente dalla secolare opera dell’uomo.
Grazie alla diffusione del sistema di fattoria che si sviluppò in particolar modo a partire dal ‘Settecento, la Valdipesa e la Valdelsa assunsero, e in parte mantengono, quell’aspetto che Giovanni Targioni Tozzetti riconobbe loro, tipico di «una delle più belle province della Toscana».
Fu in epoca lorenese, infatti, che si determinò un ampio flusso di investimenti da parte della borghesia mercantile nell’acquisizione di proprietà fondiarie e nel loro razionale sfruttamento, soprattutto grazie alle riforme leopoldine che misero sul mercato ingenti porzioni di territorio sino allora escluso dal ciclo produttivo in quanto appartenti soprattutto a enti ecclesiastici investiti dalle soppressioni.
Il processo di appoderamento ebbe nuovo impulso e così la «casa da signore» assunse le caratteristiche della villa-fattoria, come attestano le tante dimore di campagna della zona trasformate appunto in fattorie. Le grandi famiglie cittadine che investivano capitali nelle fattorie valdelsane – i Guicciardini, i Torrigiani, i Serristori, i Pucci, i Ridolfi, i Corsini – furono quelle che con il lavoro plurisecolare dei mezzadri e di abili e spesso colti fattori diedero vita a quel mirabile paesaggio «artificiale» che fu e che in gran parte è rimasta la Valdelsa. Basti pensare alla grandiosa villa di Fogneto, nel comune di Gambassi, alle ville di Granaiolo, Cusona e ancor di più la tenuta di Meleto, presso Castelfiorentino, di Cosimo Ridolfi, che divenne un vero e proprio laboratorio dell’agricoltura mezzadrile toscana. Qui, alla fattoria si affiancò una fabbrica di attrezzi e macchine agrarie nota in tutta Europa per il famoso ‘coltro Ridolfi’ e, sempre a Meleto, sorse quell’Istituto Agrario dal quale passarono figli di proprietari e giovani contadini, destinati nell’Ottocento a diventare i propagatori di quella «agricoltura miglioratrice» che permise alla mezzadria di accogliere le pratiche e gli strumenti dell’agricoltura moderna, già a suo tempo scientificamente ‘preparata’ dalla grande attività intellettuale di Accademie come quella dei
 

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