Agricoltura
L’attività agricola costituì il settore prevalente dell’economia toscana durante tutto il granducato lorenese. Le idee dominanti in economia furono quelle della libertà economica e del libero commercio, sostenute anche dall’Accademia dei Georgofili, che Pietro Leopoldo incoraggiò fin dal suo arrivo in Toscana.
I Lorena, grandi proprietari di 49 fattorie con centinaia di poderi, risultarono attentissimi ascoltatori della nuova scienza tecnica e agraria e autori di iniziative legislative di interesse generale. Alla fine del mandato di Pietro Leopoldo (1790), almeno tre quarti del patrimonio fondiario era stato alienato e permutato in proprietà o possesso di molti individui. Piccola proprietà, dunque, dovunque fosse possibile, media o grande, dove la piccola non potesse avere esistenza. Non sempre i contadini avevano il denaro per l’acquisto delle proprietà o per il pagamento di canoni di affitto. Gran parte del paesaggio agrario toscano rimase ancorato alle strutture produttive legate alla mezzadria, organizzate in poderi e fattorie.
Dai primi anni dell’800, anche durante il periodo francese, il legame tra potere politico e l’Accademia agraria dei Georgofili si fece strettissimo. Entrarono in coltivazione sperimentale il cotone, il guado, la barbabietola da zucchero e il tabacco; si diffuse il consumo animale e umano della patata. Nel processo agronomico cominciò ad intervenire la chimica. La coltivazione del cotone e del guado ebbe vita effimera, ma la barbabietola da zucchero rimase in Toscana per il consumo e per l’industria a fianco delle coltivazioni tradizionali del cereale, della vite e dell’olivo. Gli «Atti» dell’Accademia dei Georgofili e altre prestigiose riviste come il «Giornale Agrario Toscano» dibatterono i problemi dell’agricoltura mezzadrile e le prospettive di sviluppo. L’opera di grandi proprietari agronomi come Cosimo Ridolfi, Bettino Ricasoli, Guglielmo de Cambray Digny contribuì allo sviluppo di colture arboree, all’ammodernamento delle rotazioni e all introduzione di strumenti e macchine più moderni. Tuttavia fu sempre riconfermata, ancorché discussa, la validità del sistema mezzadrile e l’impossibilità di un suo superamento, prevalentemente per ragioni sociali e politiche e per la «stabilità sociale» che garantiva.